L’impresa in crisi, che non è in grado di adempiere con regolarità le proprie obbligazioni tributarie, può ottenerne la falcidia e/o la dilazione di pagamento nel medio lungo termine, facendo ricorso, nell’ambito di una procedura di concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti, all’istituto della transazione fiscale previsto dall’articolo 182 ter della Legge Fallimentare.
La transazione fiscale è quindi obbligatoria ogniqualvolta i debiti erariali vengano pagati in misura non integrale e/o con dilazione, il che, in una situazione di crisi, è ciò che normalmente accade. Ne discende che una domanda di concordato preventivo o di omologazione di un accordo di ristrutturazione di cui all’art. 182 bis L.F., che non preveda il pagamento integrale e senza dilazione dei debiti erariali, è inammissibile se non è assistita da transazione fiscale.

In particolare, l’impresa in crisi può presentare una proposta di transazione fiscale nell’ambito del concordato preventivo, per proporre all’erario il pagamento, sia parziale sia dilazionato, di tutti i tributi amministrati dalle agenzie fiscali, nonché delle sanzioni e degli interessi a essi relativi, alle seguenti condizioni:

1) se il piano concordatario ne prevede la soddisfazione in misura non inferiore, tenendo conto della natura privilegiata dei crediti erariali, a quella realizzabile in caso di liquidazione, in base al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti sui quali sussiste la causa di prelazione, risultante dalla relazione di attestazione redatta da un professionista indipendente munito dei requisiti di cui all’art. 67 L.F.;

2) se il credito tributario è assistito da privilegio, la percentuale, i tempi di pagamento e le eventuali garanzie non possono essere inferiori o meno vantaggiosi rispetto: (i) a quelli offerti ai creditori che hanno un grado di privilegio inferiore; (ii) a quelli che hanno una posizione giuridica e interessi economici omogenei ai crediti delle agenzie fiscali; (iii) a quelli offerti ai creditori chirografari;

3) se il credito tributario ha natura chirografaria, il trattamento non può essere differenziato rispetto a quello degli altri creditori chirografari ovvero, nel caso di suddivisione in classi, dei creditori rispetto ai quali è previsto il trattamento più favorevole. La medesima regola si applica anche con riguardo ai crediti erariali privilegiati degradati in chirografo per incapienza dell’attivo;

4) nel caso in cui sia proposto il pagamento parziale di un credito tributario, la quota di credito degradata al chirografo venga inserita in un’apposita classe.
Il debitore può presentare una proposta di transazione fiscale anche nell’ambito delle trattative che precedono la stipulazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti di cui all’art. 182-bis L.F.. In tali casi l’attestazione prevista dal citato articolo 182-bis, primo comma, relativamente ai crediti fiscali deve inerire anche alla convenienza del trattamento proposto rispetto alle alternative concretamente praticabili; tale punto costituisce oggetto di specifica valutazione da parte del tribunale.